Uomo, animali e ambiente. Chi si prende cura del mondo?

Uomo, animali e ambiente. Chi si prende cura del mondo?

Mentre al giorno d’oggi si cerca di ridurre l’emissione di Co2 limitando la circolazione di mezzi nelle città c’è forse un problema più grande da risolvere.
La produzione di cibo animale ha un impatto ambientale non indifferente, tra l’energia elettrica che consumiamo e i trasporti che ci permettono di spostarci in tutto il mondo, la produzione di carne ha il più forte impatto ambientale a livello globale.

Molteplici sono gli impatti ambientali causati dalla sempre più crescente industria del cibo animale, come lo smisurato spreco di acqua, suolo, cibo e sostanze chimiche che, insieme al problema dello smaltimento delle deiezioni, si ripercuotono sul clima in modo irrimediabile.

Fattori come questi sono presenti in ogni tipo di processo produttivo ma variano in base a cosa si produce, e non è ormai un mistero che per la produzione dei vegetali l’impatto e di gran lunga inferiore e sostenibile.

 

UN PO’ DI DATI

 

Per la produzione di un solo Kg di carne bovina si stima che si consumino più di 15,000 litri di acqua, quelli che consumerebbe una singola persona* in un anno intero, o per rendere ancora meglio l’idea, la produzione di un hamburger (150gr) equivale a lasciar scorrere l’acqua di 20 docce per 8 minuti.

Questi dati sono schiaccianti se messi a confronto con la produzioni di vegetali come per esempio la soia per la cui produzione di 1Kg si consumano invece circa 2000 litri di acqua.

La seguente tabella rende bene l’idea:

I 2/3 dei terreni fertili del mondo sono coltivazioni destinate esclusivamente alla produzione di mangimi o sono appezzamenti di terreno per allevamenti. Ciò significa che più del 70% dei cereali e il 90% della soia prodotta in tutto il mondo sono prettamente utilizzati per la produzione di mangimi anziché all’uso umano, dato che tende ogni anno ad aumentare sempre di più.

Negli ultimi anni alle spalle di molti sta avvenendo una reale deforestazione dell’Amazzonia, un bene prezioso che forse non riusciremo mai più a recuperare. Il 60% del territorio ormai è destinato ad allevamenti di bovini per la massiva richiesta dell’Occidente. Quante volte ci siamo imbattuti in volantini promozionali di note multinazionali della carne che invitano a mangiare “ALL YOU CAN EAT?”.

Il disboscamento operato per far posto agli allevamenti di bovini dopo 5-6 anni conduce alla desertificazione cancellando per sempre milioni di ettari di foresta pluviale.

Si stima infatti che in dieci anni è stata persa un’area pari alla superficie totale dell’Italia.

Sulla produzione di carne c’è da sottolineare un’altra falla: le calorie derivate dai mangimi vegetali sono maggiori rispetto a quelle che si ricavano da carne, latte e uova. Ciò dimostra quanto la conversione delle proteine assunte dagli animali da allevamento sia inefficiente. Per ogni Kg di carne animale, lo stesso deve mangiare almeno 15Kg di vegetali.

Tutto ciò in scala mondiale è uno spreco immenso di terreni fertili, energia, acqua e sostanze chimiche.

Tale inefficienza si ripercuote insistentemente sull’effetto serra: da una parte, lo spreco di energia e di materie prime causa l’emissione di gas serra in maniera indiretta (consumo di energia inefficiente e trasporto) e dall’altra le deiezioni degli animali (immaginate quanti allevamenti nel mondo) causano le emissioni di gas serra in maniera diretta.

La rivista scientifica The Lancet sull’articolo del 2007 “ Cibo, allevamenti, energia, cambiamenti climatici e salute” mostra quanto sia necessario ridurre urgentemente il consumo di carne per evitare il disastro ambientale. Dichiara che le emissioni di gas serra causate dal settore zootecnico sono pari al 18%, uguale a quelle dell’industria e superiori a quelle del settore dei trasporti.

La ricerca di un gruppo di scienziati giapponesi ha mostrato che produrre un solo Kg di carne equivale, in termini di emissioni di gas, a guidare percorrendo 250 chilometri lasciando nel frattempo tutte le luci di casa accese.

Nel 2006 la FAO (Food And Agricolture Organization delle Nazioni Unite) affermò che il bestiame è responsabile delle emissioni di gas serra pari al 9%, di metano del 35-40% e dell’ossido di azoto del 65%, 300 volte più dannoso del Co2 per il riscaldamento globale.

 

I fatti parlano chiaro, consumare quotidianamente carne può in pochi anni aggravare irrimediabilmente la situazione del mondo, mangiarne sporadicamente può migliorare le cose, ma riuscire a eliminarla totalmente dalla nostra dieta significa contribuire attivamente a cambiare il sistema in cui viviamo fermando la distruzione dell’ambiente e mettendo fine alla sofferenza di questi animali inconsapevoli del proprio destino.

 

“La civiltà di un popolo si misura dal modo in cui vengono trattati gli animali” Mahatma Gandhi

 

*Water Resources: Agricolture, the Enviroment and Society” An assassment of the status of water resources by David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, et al. Bioscience, February 1997 Vol. 47 No. 2.

 



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