Quinoa moda o necessità?

Quinoa moda o necessità?

Oramai la grande richiesta dell’occidente ha portato ad avere in ogni supermercato il suo spazio sullo scaffale. C’è chi non la conosce affatto, chi ne ha sentito parlare per il suo non essere sostenibile e chi la consuma per i suoi benefici non chiedendosi che impatto ha sul mondo. La quinoa, per moda o per necessità?

La storia

La quinoa è una pianta erbacea della famiglia delle Chenopodiaceae, come gli spinaci o la barbabietola. Macinando i semi di questa pianta, si ottiene una farina contenente prevalentemente amido, caratteristica che a livello commerciale la classifica come cereale ma che realmente non è.

Oggi, Bolivia e Perù detengono la produzione quasi esclusiva del cosiddetto seme sacro agli Inca. Le prime coltivazioni di questo super-food infatti risalgono a più di 5.000 anni fa quando il popolo Inca iniziò a coltivarla sui pendii delle Ande. Si credeva che questo pseudo-cereale, che chiamavano “madre di tutti i semi” avesse il potere di donare forza e resistenza ai guerrieri. Nel XVI secolo, il tentativo dei conquistatori europei di sterminare la cultura Inca mise in serio pericolo questa pianta, che sopravvisse solo grazie ad alcune coltivazioni isolate e segrete nelle alte montagne della Bolivia.

Negli anni 80’ viene rimessa alla luce da diversi studi che ne accomunano l’importanza e lo straordinario beneficio che si può trarre dalla pianta oltre che dai semi.

Proprietà dell’ “Oro degli Inca”

La quinoa già definita “sacra” ai tempi degli Inca, è un’ottima fonte di proteine vegetali, si stima che la percentuale oscilli tra il 12% al 18% rendendola utile come alimento sostitutivo di carni e derivati. Nella composizione sono presenti tutti e 9 gli aminoacidi essenziali molto importanti per il buon funzionamento dell’organismo, essenziali poiché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli. Il 60% è composto da amido, un carboidrato a basso indice glicemico che equilibra i livelli di zuccheri nel sangue. Particolarmente energizzante, infatti 100 grammi di quinoa equivalgono a 370 kcal.

La percentuale di grassi è dell’ 8% e sono la maggior parte composti da acidi grassi polinsaturi, importanti per la protezione verso malattie cardiovascolari. Il suo altissimo contenuto di fibre pari all’ 8,6% oltre a favorire il controllo della glicemia e l’abbassamento del colesterolo, è benefico per l’apparato digerente.

Tra i Sali minerali che spiccano abbiamo potassio, fosforo, magnesio, calcio e ferro oltre alla vitamina A, la vitamina E e quelle del gruppo B.

Tutte queste caratteristiche lo rendono un alimento leggero, salutare e versatile poiché sono svariati gli utilizzi in cucina. Ultima cosa ma non meno importante, l’alimento è privo di glutine quindi si guadagna la nomina di Super-food anche da chi è affetto da celiachia o piccole intolleranze.

Evoluzione del mercato

All’inizio del XXI avviene un vero e proprio decollo della produzione dovuto alla sempre più crescente richiesta: da circa 27 mila tonnellate nel 2008 a oltre 50 mila nel 2013 dichiarandolo così, in termini di marketing “il grano miracoloso delle Ande”.

Per secoli è stato un prodotto riservato solo ed esclusivamente alle popolazioni sudamericane ma poi raggiungendo gran parte del mondo, nel 2013 si è guadagnato il titolo di “cibo dell’anno” dichiarato dall’ONU.

Oggi, solo il 10% dei 50.000 ettari di quinoa in Bolivia è destinato a uso interno, mentre il restante 90% all’esportazione, percentuale che tende sempre di più ad aumentare anche nei paesi confinanti, poiché la richiesta massiva ha triplicato i prezzi e di conseguenza, ai coltivatori che per migliaia di anni si sono cibati “dell’oro degli inca”, conviene più venderlo che consumarlo. Sul mercato boliviano il suo prezzo è diventato 4 volte superiore rispetto a quello del riso e di altri cereali.

La pressione prodotta dall’occidente toglie spazio a coltivazioni meno proficue per dare spazio alla quinoa, creando squilibri naturali e sociali dando così in mano la produzione a singoli agricoltori e piccole cooperative locali.

Mentre in passato la quinoa si coltivava sui pendii delle Ande e gli allevamenti di lama e alpaca erano nei terreni pianeggianti, ora per massimizzare la resa, le pianure sono state destinate alle coltivazioni e gli allevamenti sono stati dimezzati nelle zone collinari meno vaste, introducendo fertilizzanti chimici di bassa qualità che inevitabilmente provocano inquinamento del suolo, del prodotto stesso, dell’aria e dell’acqua a sostituzione della fertilizzazione naturale sostenibile che fornivano completamente questi animali.

L’adattabilità e la resistenza della quinoa che le consentono di crescere in ambienti molto vari e con diverse condizioni climatiche ha portato paesi come Canada, Cina, Emirati Arabi, Marocco, Tunisia e Italia a pensare di produrla localmente a scopo commerciale. Gli Emirati attualmente stanno studiando i diversi tipi di varietà da poter coltivare con il loro clima subtropicale arido con risultati negli anni sempre più promettenti.

Il futuro delle Ande è dunque compromesso: da una parte esiste il problema delle aree in via di desertificazione causato dal sempre più crescente uso di fertilizzanti chimici che stanno impoverendo il suolo e dall’altra il futuro dirottamento della produzione di quinoa con sistemi agricoli più all’avanguardia metteranno seriamente in ginocchio l’economia boliviana.

 

Quinoa plantations in Chimborazo, Ecuador, South America

 

Una scelta consapevole

Chi ha deciso di passare a un’alimentazione vegetale in questi ultimi anni deve assumersi una grande responsabilità verso i prodotti che consuma. Credo che oltre al principio morale verso gli animali si debba riflettere anche sugli alimenti che assumiamo e l’impatto che hanno sul mondo e su popolazioni lontane da noi.

Le strategie di marketing da cui tutti i giorni siamo bombardati devono risultare inefficaci se la scelta che abbiamo fatto è del tutto consapevole. La quinoa per esempio non risulta indispensabile nell’alimentazione di un vegetariano, poiché gli stessi principi nutritivi sono presenti anche in prodotti facilmente reperibili a chilometri zero a impatto ambientale inferiore.

Dobbiamo includere nella nostra dieta vegetale diversi aspetti come la sostenibilità dei prodotti che assumiamo, non lasciandoci affascinare dagli stereotipi vegani ma contribuendo a migliorare la situazione attuale.

 



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